Marina di Eboli: non per polemica ma per amore

Di Cosimo Parisi

Concessioni balneari? Pulizia spiagge? Ripascimento? Controlli sugli sversamenti? Il depuratore di Coda di Volpe funziona? Rifiuti? Salvaguardia della Pineta? Pista Ciclabile? Sicurezza?

Inconsueto aprire un articolo con tutte queste domande, ma, facendo un bilancio pure approssimativo, sembra proprio che anche giugno, ormai alle spalle, sia rimasto pressoché immobile. Nulla è cambiato dal 2023.

Peccato perché la marina di Eboli oltre ad ospitare ebolitani e, più genericamente, campani, è meta anche di turisti provenienti da altre nazioni. Bene, ma che brutto biglietto da visita.

A pochi metri dal cartello “Marina di Eboli” un mare di plastica, quello delle serre, cattura la vista. Ma è appena si svolta a destra o a sinistra, all’incrocio di Campolongo, si impatta con una pista ciclabile abbandonata a se stessa: nessuno più pensa a lei dall’epoca di Rosania e mentre il Globo, invece, pensa all’ambiente e alla sostenibilità dei trasporti, a Eboli sembra proprio che la politica sia quella di mettere ancora più distanza tra il centro della città e il mare e Santa Cecilia.

Percorrendo i vialetti della pineta non sbarrati si ammira l’incuria più totale: funghi, spazzatura e, ultimamente, è possibile imbattersi in alcuni alberi tranciati. Chi li ha tranciati? E perché? Serviva un posto auto vista mare a qualche lido che ha necessità di aumentare il fatturato? Ammesso che qualcuno fatturi, eh! A proposito del piano spiagge, a che punto siamo con le concessioni?

Arrivati al confine delle prime dune spesso la vegetazione presente, di fondamentale importanza per l’ecosistema, è deturpata.

La spiaggia libera, altra nota dolente, è sporca, mangiata dal mare che non trova un freno.

La marina di Eboli è ferma da anni, eppure ci aggrappiamo alla speranza del depuratore che mai entrerà a pieno regime se non si effettuerà un numero congruo di allacci. L’altra speranza si chiama Aeroporto Costa d’Amalfi. E ve n’è ancora un’altra che si chiama Masterplan. E noi a queste speranze ci attacchiamo, convinti che sia necessario dimenticare il vecchio detto che recita: “chi di speranze vive, disperato muore”.

Altri due anni e mezzo dove gli assessorati di competenza, ambiente e sicurezza dovranno impegnarsi, per dimostrare di poter amministrare una città come Eboli.

Le risorse naturali per incentivare e coltivare un turismo marittimo sano e rispettoso dell’ambiente e delle biodiversità ci sono. Su quelle umane, qualche dubbio viene.

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