La provincia di Salerno si svuota. Oltre 53mila residenti persi nell’ultimo decennio, 135 comuni su 158 alle prese con un progressivo calo demografico. Un fenomeno che interessa soprattutto le aree interne e il Cilento, dove alla partenza dei giovani si accompagna il progressivo ridimensionamento dei servizi essenziali. A lanciare l’allarme è la UIL Funzione Pubblica di Salerno, che chiede interventi strutturali per arginare un declino dalle conseguenze economiche e sociali sempre più evidenti.
«Non è soltanto un dato statistico, ma il sintomo di un declino strutturale del nostro territorio», osserva Raffaele Giordano, segretario generale della UIL FP Salerno. Per il sindacato, la principale criticità resta la mancanza di opportunità occupazionali stabili, che continua a spingere giovani e lavoratori a trasferirsi altrove. Un’emorragia aggravata dall’assenza di adeguate politiche di sviluppo economico e di sostegno alle attività produttive locali.
Al calo della popolazione si aggiunge quello dei servizi. Presidi sanitari ridimensionati, difficoltà di accesso all’istruzione, collegamenti insufficienti e una rete di assistenza sociale sempre più fragile contribuiscono a rendere meno attrattivi i piccoli centri. A pagarne le conseguenze sono soprattutto gli anziani, che rappresentano una quota crescente della popolazione residente.
«Non possiamo permettere che la provincia di Salerno si trasformi in un deserto demografico», avverte Giordano. Da qui la richiesta di un piano straordinario per l’occupazione, maggiori investimenti nella sanità pubblica e nei servizi sociali e incentivi per favorire la permanenza delle famiglie e l’insediamento di nuove attività nelle aree interne.




