Popoli Nativi in Guerra. La mostra al Museum of Operation Avalanche

Nell’ambito delle celebrazioni per l’80° anniversario dell’ Operation Avalanche, il Moa ospita la prima tappa europea della mostra dedicata ai nativi americani nella Seconda Guerra Mondiale. La mostra “Popoli Nativi in Guerra. La Campagna d’Italia attraverso i disegni di un guerriero Pawnee”,
a cura di David D. D’Andrea e Giuseppe Fresolone, sarà inaugurata questa sera alle ore 18 presso il Museo cittadino.

La mostra nata da una collaborazione tra l’ Università dell’Oklahoma, il 45th Infantry Division Museum, il National Cowboy and Western Heritage Museum ed il MOA ha lo scopo di ricostruire le vicende della 45ª divisione di fanteria durante la seconda guerra mondiale, dalla Sicilia alla Germania (dove liberarono il campo di Dachau), passando per la Piana del Sele e i luoghi dell’Operation Avalanche nei quali questa unità ha avuto un ruolo fondamentale.


Oltre agli aspetti militari, il progetto vuole evidenziare anche la peculiarità di questa Divisione che vedeva la più consistente rappresentanza di indiani d’America dell’intero esercito degli Stati Uniti.
Uno di questi, Brummett Echowack originario della tribù Pawnee – che nel dopoguerra diventerà un noto artista nonché attore e speaker radiofonico di successo – appartenente al 179° Reggimento della 45ª, realizzò dei disegni a matita rappresentativi di importanti momenti di guerra e di vita della sua esperienza in guerra consumatasi tra la Sicilia ed Anzio, rappresentativi del ruolo e del vissuto dei soldati nativi appartenenti ai vari eserciti alleati.


Il racconto per immagini segue la “loro” Campagna d’Italia mettendo in risalto le storie dei vincitori delle medaglie al valore tra gli indiani d’America: Ernest Childers (Muscogee Creek) e Jack Montgomery (Cherokee), attingendo a documenti di famiglia, materiali d’archivio e filmati contemporanei. Uno degli aspetti principali della ricerca è quello di indagare le motivazioni che spinsero gli indiani d’America ad arruolarsi nell’esercito degli Stati Uniti e come ciò venne percepito in Patria e nei luoghi dove combatterono.


La mostra vuole stimolare lo studio delle motivazioni, le finalità, gli immaginari , tramite i quali i nativi, profondamente offesi dalla loro nazione, siano diventati patrioti ed eroi. Documenti e immagini della mostra, che avviano tale importante e lunga opera di studio e ricerca, suggeriscono fin da ora che qualunque cosa li abbia motivati, il loro servizio include atti di perdono pratico e individuale e una rielaborazione del concetto di nazione, a partire da quella che né aveva tentato di cancellarne la cultura, forse finanche la presenza, e alla quale, paradossalmente, sentivano di appartenere.


La vicenda dai soldati indiani d’America durante la seconda guerra mondiale è uno degli esempi più importanti di applicazione di quei principi fondamentali di riconciliazione finalizzati all’impegno per una causa comune, oggi tanto sbandierati dalle principali organizzazioni internazionali.

Programma

Saluti Istituzionali

Marco Botta, Direttore del Moa

Franco Alfieri, Presidente della Provincia di Salerno

Mario Conte. Sindaco della Città di Eboli

Interventi

Giuseppe Fresolone, Direttore scientifico e curatore della mostra

Eric Singleton, Curator of Ethnology National Cowboy & Western Heritage Museum

David D’Andrea, Oklahoma State University e curatore della mostra

Lucille Echohawk, Nipote di B. Echohawk membro della comunità Pawnee

Bernadette “BC” Echohawk, Nipote di B. Echohawk membro della comunità Pawnee

Modera

Edoardo Scotti, Giornalista

Categorie

Esplora

Altri articoli

CHIUDE IL REPARTO DI CHIRURGIA. IL PRIMARIO E’ MALATO

La chiusura anche temporanea della struttura complessa di chirurgia del polo ospedaliero di Eboli è una ferita inferta al tessuto sociale della nostra città e del nostro territorio. Il reparto di chirurgia riveste un ruolo cardine nella gestione delle urgenze e non si può assistere ad una chiusura con rassegnazione.